Il caso dell’impresa edile “Pica”

Rieccoci qua! Dopo una settimana di pausa post – elettorale ho deciso di tornare a scrivere sul mio sito viste le tante richieste che mi sono giunte di proseguire con i miei contributi informativi.

Voglio ripartire offrendovi una voce esemplare ed importante, quella di coloro che, nel modenese, sono riusciti a dire “no” alla Camorra e a denunciarla per tanto tempo. Sto parlando della impresa edile Pica, che ha sede a Nonantola, di proprietà di Raffaele Cantile e Francesco Piccolo.
Queste persone hanno contribuito a portare a termine operazioni di polizia delicatissime, come la Zeus e la MInerva, nel migliore dei modi, aiutando le forze dell’ordine ad assicurare i malviventi alla giustizia.
Vi riporto oggi un articolo della “Gazzetta di Modena” dove viene ben raccontata la vicenda di questa azienda che ha saputo resistere con coraggio e tenacia alle pressioni esercitate su di essa dai boss camorristi.

«Noi abbiamo denunciato la camorra»
Gli imprenditori di Nonantola non si sono piegati né alle minacce né a una bomba
di Stefano Totaro

MODENA. Da una parte quelli del Clan dei Casalesi che non mollano mai, dall’altra loro che resistono alle minacce, ai tentativi di estorsione, alla bomba fatta scoppiare come avvertimento, per poi arrivare a denunciare tutti. A denunciare il boss, suo padre e suo fratello e i super “capetti” che pianificavano le estorsioni e organizzavano gli affari.
Un successo della legalità, del senso civico, una voce importantissima contro il coro dell’omertà e della paura. Questa voce viene da Raffaele Cantile e da Francesco Piccolo, i due soci che hanno fondato l’impresa edile Pica costruzioni con sede a Nonantola e che pure ieri, attraverso le telecamere di Rai Tre, hanno voluto farla sentire a tutti.
Gli imprenditori della ditta Pica, nati nelle terre dei Casalesi e che si insediano ed iniziano a lavorare nel Modenese e piano piano diventano una piccola potenza nel settore edile, non hanno ceduto per oltre dieci anni alle minacce, ai tentativi di estorsione. E, strano ma vero, lui, il suo socio, la sua famiglia, la sua ditta, se la sono cavata sborsando soldi solo in una occasione. E quando hanno deciso di vuotare il sacco, hanno contribuito in modo decisivo a fare piazza pulita attorno al super latitante, il boss Michele Zagaria.

Un esempio anche di come le forze dell’ordine abbiano saputo garantire presenza, protezione, e di come abbiano inflitto potenti colpi al clan con le precedenti operazioni, la Zeus e la Minerva, che ogni volta mettevano in manette capizona ed estorsori e tra questi proprio quelli che andavano a bussare alla porta della ditta finita nel mirino.

Dieci anni dicevamo, di tentativi: ci provò nel 1999-200 la squadra di Sandokan Francesco Schiavone, rappresentata nel Modenese da “ Rafilotto” Raffaele Diana. Si fece avanti Antonio Corvino “ Bacchettone”: il moralizzatore chiese soldi alla società. La richiesta rimase tale, non ci fu tempo: Corvino assieme agli altri affiliati del capozona finiscono in galera nell’operazione Zeus.
Il Clan dei Casalesi si riorganizza, diventano operativi sul territorio gli uomini della fazione capitanata da Michele Zagaria. La ditta resta sempre un obiettivo prelibato e allora Antonio Basco in arte “Tonino Pagliarone” e Pasquale Spierto “Capamuntata” si rivolgono ai cugini dell’imprenditore, titolari a loro volta di una ditta edile. Le richieste erano quelle classiche, il pagamento tre volte all’anno a Natale, Pasqua e Ferragosto di cifre che potevano variare dai 10 ai 25mila euro. Nel 2002 un avvertimento: un ordigno viene fatto esplodere davanti ad un negozio di sanitari per il bagno, collegato ai titolari della società di costruzioni.

L’operazione Minerva stronca con gli arresti dei Maisto anche questa estorsione. Gli imprenditori vennero ascoltati dalla polizia, non vollero ancora denunciare. Sembrava con gli arresti delle due operazioni il clima sul territorio si fosse rasserenato. E, in effetti, calma c’era, ma era solo apparente: il Clan doveva rimpiazzare le perdite, doveva collocare e ritessere le trame in uomini ed affari.
Dal 2002 al 2006 c’è dunque questo vuoto di potere. Nel frattempo la ditta cresce, ha successo, aumenta il volume d’affari e si trasforma in società per azioni. E’ a quel punto, tra il 2006 e il 2007, che si muove direttamente Michele Zagaria, attraverso il padre Nicola e il fratello Carmine, e i suoi fedelissimi Michele Barone, Antonio De Rosa, Raffaele Nobis e Antonio Fontana, arrestati l’altro giorno da polizia e carabinieri di Napoli. La ditta ha un credito da una ditta a cui ha subappaltato dei lavori, il credito è rappresentato da un appartamento avuto come garanzia, un credito che il Clan dice chiaramente che non è da riscuotere. Lascia perdere o finisci ammazzato, in sostanza. L’imprenditore e il suo socio non lasciano perdere.
Vittime del Clan, vittime di minacce dirette a loro stessi, ai soci, ai famigliari e ai parenti, denunciano tutti.

“Gazzetta di Modena” Martedì 06/04/2010. Articolo di Stefano Totaro

LA POLITICA NAZIONALE

Angelino “Jolie” Alfano e le intercettazioni

Cambiando argomento voglio anche offririvi su questo sito uno sguardo alla politica nazionale: lasciate ormai alle spalle le regionali il Governo annuncia il periodo delle riforme (meglio tardi che mai); si parte subito con quella sulle intercettazioni, perchè in un paese dilaniato dalla crisi economica e messo in ginocchio dal potere mafioso il vero problema degli italiani, secondo il nostro Presidente del Consiglio, è quello di essere costantemente intercettati.
Come sarà questa legge? Un documento interessante dal punto di vista psichiatrico perchè come abbia potuto una mente umana stendere un simile obbrobrio è un mistero psicologico, una sfida per i più abili esperti della mente umana.
Vi pubblico la puntata di questa settimana di “Passaparola”, programma settimanale tenuto in streaming ogni lunedì da Marco Travaglio, dove viene ben descritta questa legge che sembra verrà a breve approvata da una delle due Camere del Parlamento. Buona visione!

Un saluto a tutti!

Nicola Modafferi

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Un Commento

  1. raffaella benvenuti
    Pubblicato 6 aprile 2010 alle 13:15 | Link Permanente

    Perchè nessuno mi intercetta? Non c’è nemmeno un funzionario di serie zeta che vuole sentire i miei pericolosissimi scambi di idee sulla scuola con la Rita?

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